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LE BUONE ERBE:L'ASPARAGO SELVATICO

Aggiornamento: 11 feb 2022

Mancano pochi giorni a marzo, il mese in cui il sole si prepara ad uscire dalla coperta di nuvole che lo avvolgeva durante l’inverno. Timido, fa soltanto capolino, così da diffondere un chiarore che illumina ma non troppo.

È proprio in questo periodo che iniziano a spuntare, dritti come soldatini. Piccoli, si fanno spazio tra la terra, si allungano ed accrescono cercando il sole tra gli alberi e le piante del bosco che li nasconde. Oggi vi parlerò dell’asparago selvatico.


Prima di tutto, è necessario imparare a riconoscere la pianta da cui nasce: l’asparagina.


L’asparagina, il cui nome scientifico è asparagus acutifolius, è una pianta erbacea perenne, sempreverde e porta fiori maschili e femminili in piante diverse (dioica). Per trovarla dobbiamo andare a cercare in zone boschive, anche se non è difficile scorgerle sui ciglioni dei campi o fra gli oliveti; in Toscana si trova sia nell’entroterra che nelle zone marittime.

La parte epigea, quella che affiora dal terreno, è formata da un fusto principale fine e lungo che nel crescere ha acquisito una consistenza legnosa da cui partono rametti secondari laterali con piccole foglioline appuntite come spilli. Il fusto, sviluppandosi, s'intreccia su se stesso a formare un cespuglio pungente, la cui dimensione è molto variabile.

Da agosto a settembre sbocciano dei piccoli fiorellini gialli i cui frutti, prodotti esclusivamente dalla femmina, si presentano come palline di colore verde scuro che però non sono commestibili.


Adesso che siamo in grado di distinguere la pianta, come facciamo ad individuare l’asparago?



L'asparago non è altro che il germoglio (il turione), che nasce dalle gemme dei rizomi della pianta situati sotto terra e per trovarlo basta scorgere lo sguardo alla base della pianta o nei dintorni.

Il turione esce dalla terra e si accresce raggiungendo anche delle cospicue altezze, l’importante è raccoglierlo quando è ancora tenero, ovvero prima che diventi legnoso.

Sulla modalità di raccolta ci sono due linee di pensiero: qualcuno pensa che vada staccata solo la parte superiore, ma secondo una credenza popolare va estirpato totalmente dal terreno, estraendo anche la parte bianca, così che in futuro ne possa nascere altri dieci! A me hanno sempre insegnato a estirparli, non so se sia il metodo giusto ma mi piace pensare che se ne "sbarbo" uno poi ne spuntano altri.


Dalla ricerca ne uscirete sicuramente con qualche graffietto sulle mani ma ve lo assicuro, ne vale la pena!

L’asparago selvatico ha un sapore inconfondibile, forte e amarognolo, che non ha nulla a che fare con la specie coltivata e che troviamo nei supermercati.

Mangiati a crudo, in insalata o in pinzimonio manifestano tutto il loro carattere. Cotti in risotti o usati come contorno hanno un tono più morbido ma mantengono sempre la loro robustezza.



L’accoppiata perfetta? Uova e asparagi; da una semplice frittata ad una carbonara vegetariana.



Una ricetta facile e veloce: radunate gli asparagi in mazzetti di dieci legati con lo spago e lessateli per circa quindici minuti. Nel frattempo cuocete le uova al tegamino. Quando è pronto mettete tutto in un piatto e cominciate a inzuppare gli asparagi, uno alla volta, nel tuorlo.

Semplice e buonissimo!





L’alta quantità di sali minerali, vitamine A, B1, B2, C e potassio, offrono qualità benefiche per il nostro organismo. L’asparago è antianemico, diuretico, antinfiammatorio ed inoltre svolge una funzione fluidificante del sangue. Queste caratteristiche, associate alle poche calorie contenute, sono ottime per chi segue una dieta ipocalorica.


Per concludere vi ricordo una cosa fondamentale: andare alla ricerca di asparagi, ma anche di erbe e piante che crescono spontanee nel nostro territorio, ci invita a fare una sana camminata all’aria aperta, ed è soprattutto questo il beneficio più grande regalato al nostro organismo.


Vi invito quindi a mettere un paio di scarpe comode, armarvi di sacca e coltellino ed iniziare la ricerca!

 
 
 

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